Perché il procurement continua a perdere tempo anche con un ERP

La nostra esperienza maturata a fianco di aziende appartenenti a settori diversi ci porta a osservare che, nonostante investimenti significativi nei sistemi gestionali, negli uffici acquisti continuano a convivere file Excel condivisi, email con allegati, cartelle di rete e informazioni distribuite tra più reparti.
Com’è possibile?
La risposta non sta in un ERP che non funziona. Nella maggior parte dei casi, infatti, il gestionale svolge perfettamente il proprio ruolo nella gestione amministrativa, contabile e logistica dell’azienda.
Il punto è un altro: il procurement non si limita a registrare ordini o gestire anagrafiche. Ogni giorno coordina persone, documenti, informazioni, verifiche, approvazioni e relazioni con decine o centinaia di fornitori. Ed è proprio in queste attività operative che spesso iniziano a comparire fogli di calcolo, email e procedure parallele al gestionale.
L’ERP gestisce i processi. Il procurement va oltre il gestionale.
Un sistema ERP rappresenta il punto di riferimento per la gestione amministrativa dell’azienda. Ordini, contabilità, magazzino, controllo di gestione e anagrafiche trovano nel gestionale un ambiente strutturato, pensato per garantire coerenza e continuità ai processi aziendali. Il procurement, però, non si esaurisce nella registrazione di un ordine o nell’aggiornamento di un’anagrafica.
Ogni processo di procurement è il risultato di un insieme di attività operative che coinvolgono persone, documenti e decisioni distribuite nel tempo: dalla ricerca, qualifica e gestione dei fornitori, alla raccolta della documentazione, dalle verifiche di conformità ai processi autorizzativi, fino al monitoraggio delle performance e alla gestione dei contratti lungo tutto il procurement workflow.

Dove si perde davvero tempo
Le inefficienze del procurement raramente dipendono da un singolo problema. Più spesso sono il risultato di tante piccole attività che, prese singolarmente, sembrano avere un impatto minimo, ma che nel tempo finiscono per assorbire ore di lavoro e rallentare l’intero processo.
Come abbiamo riscontrato in varie realtà, può capitare, ad esempio, di dover richiedere più volte la stessa documentazione a un fornitore perché non è chiaro dove sia stata archiviata o quale versione sia quella aggiornata. Oppure di ricevere certificazioni via email che vengono salvate in cartelle diverse, rendendo difficile verificare quali documenti siano ancora validi e quali, invece, siano prossimi alla scadenza.
Nessuna di queste attività, presa singolarmente, rappresenta un problema insormontabile. È la loro ripetizione quotidiana a generare inefficienze, duplicazioni di lavoro e una progressiva perdita di controllo sul processo.
Quando il procurement cresce
Le criticità descritte finora non sempre emergono con evidenza. In molte aziende ci è capitato di osservare che, quando i fornitori sono pochi e il numero di persone coinvolte nel processo è limitato, fogli di calcolo, email e procedure informali riescono ancora a sostenere il lavoro quotidiano.
È con la crescita dell’organizzazione che riscontriamo una prima dimostrazione dei limiti del processo. L’aumento del numero dei fornitori, l’apertura di nuovi stabilimenti, il coinvolgimento di più business unit o l’introduzione di nuovi requisiti normativi rendono progressivamente più complessa la gestione delle informazioni e delle responsabilità.

Allo stesso tempo aumentano anche gli stakeholder coinvolti nelle decisioni:
✅ ufficio acquisti ✅ qualità ✅ amministrazione ✅ produzione ✅ ufficio tecnico ✅ direzione
devono collaborare e condividere informazioni aggiornate. Quando ciascun team utilizza strumenti diversi o conserva parte della documentazione in modo autonomo, coordinare il processo diventa sempre più difficile.
Anche attività apparentemente semplici iniziano a richiedere tempi sempre più lunghi:
Questo accade perché aumentano il numero delle informazioni da gestire e le persone coinvolte nel processo.
È così che un modello organizzativo inizialmente efficace comincia a perdere efficienza. Ciò che prima era gestibile grazie all’esperienza delle persone diventa progressivamente un processo difficile da governare.
Il problema, ancora una volta, non è l’ERP, ma tutto ciò che continua a svilupparsi al di fuori di esso.
Non serve cambiare ERP
Di fronte a queste criticità, la prima reazione potrebbe essere pensare che il problema risieda nel sistema gestionale adottato. Nella maggior parte dei casi, però, possiamo garantire attraverso la nostra esperienza diretta che non è così.
Un ERP continua a rappresentare il punto di riferimento per la gestione amministrativa e contabile dell’azienda e non ha senso sostituirlo per risolvere problematiche che riguardano attività operative, collaborative e documentali.
L’obiettivo è affiancare l’ERP con processi capaci di gestire in modo più efficace tutto ciò che avviene prima, durante e dopo l’emissione di un ordine: dalla qualifica dei fornitori alla raccolta della documentazione, dalle approvazioni ai controlli di conformità, fino al monitoraggio delle performance.
Dove intervenire per recuperare efficienza
Per questo motivo, molte organizzazioni scelgono di integrare il proprio ERP con procurement software dedicati.
L’adozione di piattaforme specializzate in supplier management e vendor management può contribuire al percorso di digital procurement, rendendo più efficienti processi che, ancora oggi, vengono spesso gestite attraverso email, fogli di calcolo e strumenti non integrati tra loro.
In questo modo il gestionale continua a svolgere il ruolo per cui è stato progettato, mentre il procurement può contare su processi più strutturati, collaborativi e facilmente governabili anche quando aumentano la complessità organizzativa e il numero dei fornitori. È proprio in queste attività che si possono recuperare tempo, migliorare la collaborazione e rendere il processo più strutturato.
Se gran parte del lavoro del procurement continua a svolgersi fuori dall’ERP, probabilmente il problema non è il gestionale. Vale la pena, piuttosto, chiedersi dove il processo perde efficienza: quali attività vengono ancora gestite manualmente, dove si concentrano le duplicazioni di lavoro e quali informazioni faticano a circolare tra le persone coinvolte.
Analizzare questi aspetti significa capire dove intervenire per rendere il procurement più strutturato, collaborativo ed efficiente, valorizzando al tempo stesso gli investimenti già effettuati nei sistemi gestionali.

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